Fire Film Lesbo, recensione



Chi l’ha detto che le storie lesbo debbano essere ambientate soltanto in occidente? Effettivamente, noi siamo un po’ troppo abituati a vedere prodotti cinematografici o televisivi che si avvicinano molto alla nostra cultura, ma l’omosessualità femminile esiste anche in altre parti del mondo. Come in India, dove certamente certe condizioni della donna sono vissute con ancora più apprensione rispetto che da noi.

Ma è proprio qui, e più precisamente nella città di Nuova Delhi, che viene raccontata forse una delle storie più belle della cinematografia lesbo degli ultimi anni.

Fire è infatti un film che, seppur ambientato in un luogo così diverso dal nostro e immerso in una cultura che non ci appartiene, riesce lo stesso a raccontare, cone enorme delicatezza e bellezza visiva, un amore tra due donne indiane. Sita e Radha sono due giovani donne.

La prima è stata promessa in sposa e quindi sarà costretta a breve a sposare un uomo verso il quale non prova amore, l’altra è già sposata ma non riesce a concepire figli insieme a suo marito. Questa condizione affettiva deludente e, per certi versi mortificante, fa si che le due donne inizino a frequentarsi, a creare un’amicizia forte e complice che, mano a mano che il film si svolge, diventerà sempre più forte ed intima, tanto da tramutarsi in una storia d’amore vera e propria.

Un amore che, certamente, è destinato a cambiare le loro rispettive vite. Dalla pellicola emerge passione, voglia di vivere, sentimento puro, vero. Elementi dai quali la storia omosessuale emerge senza turbare, ma anzi con la delicatezza di un fiore colorato e pieno di profumi. La regia di Fire, film cult lesbo, è della regista Deepa Metha.