La Vita di Adele, ottimo successo



A volte ciò che colpisce non è il fatto che a girare una storia lesbo sia stato un regista uomo ma, come nel caso de ‘La Vita di Adele’, un regista tunisino. Si, perché Abdel Kechiche, naturalizzato francese, prima ancora dei pregiudizi nei confronti dell’universo omosessuale femminile, ha sfidato la sua stessa cultura di origine. Eppure ci è riuscito alla grande: il suo film non solo ha trionfato all’ultima edizione del Festival di Cannes, ma è anche riuscito a conquistare il pubblico, in special modo quello femminile. La vita fotografata da Keichiche è quella della adolescente Adele, che a un certo punto della sua vita incontra una ragazza più grande di lei e se ne innamora perdutamente. Semplicemente, come un tornado che si abbatte improvviso, così l’amore arriva a sconvolgere le convinzioni della giovane Adele. I primi impulsi sessuali, il desiderio, i sogni di libertà, ma anche la rabbia, la negazione, il conflitto. Tutti elementi contenuti nel film che fanno comprendere che il regista ha voluto entrare in un mondo che, seppur non gli appartiene, ha fortemente voluto che appartenesse alla maggior parte di noi. Uno stile registico che sa raccontare anche senza ‘effetti speciali’, ma solo con l’ausilio di primi piani, di dettagli, occhi, bocche, un amore anticonvenzionale, tormentato e passionale. Ma di certo vero, profondo, senza ipocrisie che pure vengono affibbiate da una società bigotta che, se da una parte concede un importante premio per un film a tematica lesbo, dall’altra non vuole concedere agli omosessuali diritti che legittimo quell’amore… ‘La Vita di Adele’ è nelle nostre sale cinematografiche dal 24 ottobre 2013.

 

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