Tomboy Film: recensione e trailer



È estate e la famiglia di Laure si trasferisce in una nuova città. Lei, Laure, ha dieci anni, i capelli corti e si veste come un ragazzino. Sembra proprio un ragazzino in effetti. E’ quasi normale presentarsi ai suoi coetanei come Mikael. Forse è una bambina che si sente un ragazzo o forse è semplicemente una ragazzina che, come tante altre, vorrebbe solo giocare a pallone con i maschi, e non gli è permesso di farlo se non fingendosi uno di loro. E ci riesce benissimo. “Tomboy” è un grande successo in Francia e nel resto del mondo. Realizzato in poco più di un mese da Celine Sciamma, regista e sceneggiatrice del film, ci racconta una storia dolce e delicata, senza malizie.

La malizia sta negli stereotipi culturali di cui siamo vittime, non in quello che siamo per nostra natura. Il tema dell’identità sessuale e dell’omosessualità che suscitano ancora nella nostra società tanto scalpore, qui sono leggeri e puri come un bambino. O una bambina. Che importanza ha. Nessuna. Neanche quando Laure viene scoperta dai genitori ed è costretta a rivelarsi per quello che realmente è ai suoi nuovi amici. Non è poi tutto questo dramma, e non ci sono neanche grossi traumi. In fondo va bene così, è meno tragica di quanto ci si aspetti. Basta essere quello che si è, non c’è bisogno di menzogne. Alla fine c’è posto solo per un sorriso e per un nuovo inizio, che promette molto bene. Un film che diverte ma più di ogni altra cosa fa ‘riflettere divertendosi’. Qualità che attiene solo ai film di un certo spessore, quelli destinati a restare…

 

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