White Club, le serata lesbo discriminate



Burrasca per Marco Lo Faro, gestore di un locale nel Veneto chiamato ‘White Club’ dove, tra le altre serate, propone feste rivolte al mondo lgbt. Una scelta che, nel piccolo centro di San Donà di Piave non è piaciuto ai cittadini del posto. Eppure Lo Faro, almeno da quanto ha dichiarato lui stesso, aveva l’unico scopo di riportare un po’ di ‘vita’ in luoghi poco frequentati, combattendo al contempo l’omofobia. Per la sua esperienza maturata nell’organizzazione di eventi in discoteche, è stato soprannominato ‘il Corona del Veneto’ nell’intento –come dice lui stesso-  “di offendermi. Ma io che l’ho conosciuto, posso dirvi che l’immagine dei rotocalchi spesso non rispecchia la realtà. Nel privato è un imprenditore serio e preparato. Nei giorni scorsi sono stato offeso più volte quando mi sono trovato a camminare in città. Mi hanno accusato di volere trasgredire a tutti i costi, con qualche parola ben più offensiva e i toni minacciosi. Io invece voglio combattere l’omofobia, far tornare il divertimento a San Donà, rinverdire i fasti del mondo della notte che qui ha lunga tradizione. Ho organizzato al White club svariate serate. Sabato tornano gli anni Novanta, domenica ci sarà un aperitivo in musica. Ci sono serate di tango e musica latina o dal vivo. Ma la gente mi giudica solo per le feste gay lesbo che hanno fatto il pieno, anche di ospiti eterosessuali, attratti da questo mondo. Ne organizzeremo ancora. Vi hanno partecipato centinaia di ragazzi da tutto il Triveneto. Nessuna scena volgare, solo uomini e donne che volevano divertirsi senza essere additati”. Nulla da ridire: gli intenti di Marco Lo Faro sono condivisibili: “dobbiamo uscire dai clichè, dal puritanesimo che ha fatto solo danni e creato frustrazioni e devianze. La gente vuole divertirsi liberamente”.

 

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