Matrimoni Gay, come cambia il diritto di famiglia

Le associazioni gay e i Radicali italiani, insieme a gran parte delle forze di sinistra, esultano! E la ragione è semplice: finalmente, la Cassazione ha fissato il principio –che ha dello storico, assolutamente- per il quale, se le coppie omosessuali hanno una relazione stabile, devono avere il diritto a vedersi riconosciuta la loro ‘vita familiare’, esattamente come gli eterosessuali.

In particolare, in base all’articolo 12 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, che è recepito ed accettato anche qui da noi in Italia, viene considerata espressamente ‘superata, “la concezione secondo cui la diversità di sesso dei nubendi è presupposto indispensabile, per così dire naturalistico della stessa esistenza del matrimonio”.

Per tale ragione, “l’intrascrivibilità delle unioni omossessuali dipende non più dalla loro ‘inesistenzà e neppure dalla loro invalidità ma dalla loro inidoneità a produrre, quali atti di matrimonio, appunto, qualsiasi effetto giuridico nell’ordinamento italiano”.

Come immaginabile, i commenti positivi ed entusiastici, da parte dei soggetti politici e non che da sempre cercano di sostenere il più possibile tale riconoscimento, in questi ultimissimi giorni si sono fatti sentire, eccome. Un plauso unanime a tale sentenza della Cassazione, arriva da Gay Center a Equality Italia, dall’Arcigay, al Circolo Mieli dai Radicali al Pdci, Prc e Sel.

Ora però, la vera battaglia sarà tutta rivolta verso il nostro Parlamento italiano, affinchè ci si adatti a ciò che l’Europa stessa –di cui il nostro paese fa parte- ha stabilito, lavorando in una direzione legislativa che si armonizzi il più presto possibile a questo nuovo, storico cambiamento. Cambiamento che era atteso da tanto, troppo tempo e che però, presupporrà anche un difficile percorso di adattamento della nostra –purtroppo bigotta- società.

 

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